“Formigoni e Penati sono intercambiabili”
di Checchino Antonini (da Liberazione del 9 marzo 2010)
«Lungi da me l’idea di entrare al Pirellone, di essere un candidato a qualcosa di istituzionale, la mia presenza nel listino di Agnoletto è una vera e propria adesione a una forza politica che rischia di essere cancellata. E’ una dichiarazione di voto esplicita, con forza, per la Federazione della sinistra».
Emilio Molinari, 71 anni, è stato tra i fondatori dei Cub (i comitati di base) alla Borletti, poi in Avanguardia Operaia, da lì in Dp fino alla scissione arcobaleno della fine degli anni ‘80. E’ stato consigliere comunale a Milano, poi alla Regione e deputato europeo e senatore. «Non ho alcuna voglia di ripetere l’esperienza istituzionale», insiste col cronista. D’altronde potrebbe sedere al Pirellone solo se il candidato presidente, Vittorio Agnoletto, arrivasse tra i primi due.
Fantascienza pura. Dunque metterci la faccia – come hanno fatto, tra gli altri, Paolo Rossi, Margherita Hack, Dario Fo e Franca Rame. Moni Ovadia e il “supergiovane” Mangoni – è prima di tutto una critica a una vocazione bipolare e suicida del Pd, fuori e dentro i confini lombardi. «Il bipolarismo tenta di diventare bipartitismo a colpi di sbarramenti, è una manomissione, una riduzione della democrazia. Chi pratica quest’avventura ha visto il suo partito ridursi rompendo una dialettica tra moderazione e radicalità politica. Il Pd, oggi, è una sommatoria di interessi economici e di feudatari privi di un orizzonte politico qualsiasi. Sono 18 anni che il Pd sta perseguendo questo obiettivo ma non ha guadagnato un solo voto, ha solo consegnato milioni di voti all’astensionismo. Bisogna fare in fretta – avverte – a costruire un’alternativa e questa si fa mettendo insieme quello che c’è, in relazione con i movimenti e sarà un percorso difficile ma Rifondazione ne sarà parte integrante»».
La strada di Molinari nel Sole che ride termina nel ‘94. «Da allora – racconta – sono libero da ogni vincolo di partito e mi sono dedicato ai movimenti». Sono stati anni di pratiche e riflessioni tra il Chiapas, la Bosnia, Porto Alegre.
Il 2001 lo vedrà attivo nei forum sociali mondiali e vicepresidente del Contratto mondiale per l’acqua.
C’è un filo rosso tra questa storia e Vittorio Agnoletto, « la sua militanza nei movimenti, la comprensione del legame di orizzonte stratetigico tra movimenti e forma della rappresentanza». E un filo, ancora più marcato, con Basilio Rizzo che ha una biografia politica simile a quella di Molinari, «battitore libero,il miglior consigliere comunale della storia di Milano, mai piegato a tacere le malefatte amministrative». Alla radice della dolorosa rottura del cordone ombelicale con Dp («ma non dei principi e delle affettività») ci fu l’insofferenza per i paradigmi del ‘900: «L’ambientalismo non è l’approccio esatto – dice oggi al cronista di Liberazione – un altro approccio l’ho appreso via via dal Chiapas a Porto Alegre. Parte dalle grandi risorse che vengono a mancare: se nel XX secolo lo scontro è stato sui mezzi di produzione, nel XXI è sui mezzi di riproduzione – aria, acqua, terra, energia – oggetto di appropriazione e mercificazione. Un salto di qualità spaventoso che ci obbliga a riparametrare la politica. Lo scontro capitale-lavoro assume la dimensione del conflitto tra multinazionali e umanità. L’idea di cambiare il mondo diventa l’idea di salvarlo e anche i tempi non sono più i tempi di un futuro indefinito». L’acqua pubblica, per Molinari, è riuscita a diventare il terreno di battaglia più concreto: «Si può anche vincere, il referendum è possibile e l’acqua pubblica è una delle istanze che arriva dappertutto, dalle parrocchie ai leghisti, scava nel Pd, feroce privatizzatore. Anche qua, la Federazione deve entrare in campo con convinzione, operare un salto di qualità».
Tutto ciò Molinari lo legge nel concreto della vicenda lombarda dove la «globalizzazione dei mercati e della merce lavoro» ha distrutto quel tessuto operaio «altamente professionalizzato e combattivo, che aveva contagiato il pubblico impiego» e da cui erano partite le grandi spinte per «il più avanzato sistema europeo di welfare (le 150 ore, lo Statuto, la riforma sanitaria ecc…). Anche il tessuto della piccola impresa, all’origine, era composto da operai che arrivavano dalle grandi fabbriche e diventavano padroncini. La Lombardia è lo specchio della rabbia operaia che vede franare tutto con la globalizzazione e a cui la sinistra non ha dato risposte ma s’è consociata col craxismo. La tangentopoli milanese è un comitato d’affari che riguarda tutti».
«E Penati è intercambiabile con Formigoni – continua Molinari – Legacoop e Compagnia delle opere si scambiano dirigenti, si spartiscono appalti, si dividono aree di intervento. E, adesso, assieme, danno l’assalto agli appalti dei servizi pubblici e dell’Expo». E’ una questione settentrionale del tutto diversa dalla vulgata dominante: «La questione settentrionale è il Po se smettessimo di vederlo come questione ambientale. E’ una grande questione sociale, del lavoro e del diritto e quindi dell’ambiente. Il Po non sta bene per niente per i prelievi forsennati, per il 14% di cemento in più all’anno rispetto al 4% delle altre Regioni. E che dire dei quasi sei milioni di maiali e del Veneto che è l’ allevamento di polli più grandi d’Europa o il Trentino che è il più grande consumatore di pesticidi d’Europa: si scarica tutto sul Po».


Ho sempre avuto una grandissima stima di Emilio Molinari, fin dai tempi in un cui militavo in DP. Assieme a compagni di Genova lasciai DP sulle stesse posizioni di Emilio. Io sono poi entrato in Rifondazione dove milito tuttora: è stato un grande piacere ritrovare Emilio con noi (in realtà le idee anche se differenti su alcune questioni, anche non secondarie, sono sempre state in gran parte le stesse, come le radici: ci si può innestare rami diversi, ma in fondo sono loro che contano). Grazie Emilio.
Anch’io voterò Federazione della Sinistra, anche se trovo che i termini Sinistra e comunismo con la globalizzazione siano troppo ristretti per
delineare il programma dei tanti che si riconoscono meglio sotto il termine di egualitari, quindi di pari diritti e sostenitori di principi di Civiltà.
E’ infatti l’inciviltà, la legge della giungla che riconosce il potere del più forte, sia esso inteso come forte fisicamente o economicamente.
Con la globalizzazione TUTTI i partiti che compongono siedono in parlamento hanno scelto di farsi servi del Dio denaro.
Io penso invece che la maggioranza degli italiani debbano scegliere di essere uomini veramente liberi, e non a parole, e di non pietire ma pretendere i diritti che la nostra Carta 62 anni fa ha sancito e che invece di essere attuati giorno dopo giorno ci vengono sottratti.
L’imprenditoria deve rimanere senz’altro libera MA soggetta al sociale e quindi anche alla tutela dell’ambiente, perchè se l’ambiente viene compromesso, viene compromessa anche la nostra salute e senza salute è molto difficile poter lavorare e garantire una vita dignitosaalla propria famiglia.
Schiena diritta ed in alto i cuori perchè sono sempre state le minoranze a determinare i miglioramenti e se essere persone civili implica essere additati come comunisti: ultrafieri di essere comunisti!!!! visto anche che i principi sbandierati dai degni discendenti dei fascisti ci hanno condotti ad una sanguinosa guerra civile con migliaia di morti su entrambi i fronti
(ma le guerre, si sa, sono molto utili all’economia, e in particolare a quella che specula sull’edilizia, mafia inclusa. Andreotti diceva a pensar male si fa peccato ma, quasi sempre s’azzecca)
A proposito di metterci la faccia: a tutti i simpatizzanti milanesi che frequentano Facebook e simili, consiglio di cambiare la foto di profilo utilizzando il volantino della Festassemblea del 24 marzo in modo da diffondere l’informazione.
Se non sapete dove trovare il volantino, che per ora non mi sirulta scaricabile da questo sito, potete recuperarlo sulla mia pagina, salvandolo in formato Jpeg ed usandolo poi come immagine del vostro profilo.
In questo modo tutti gli interventi che avrete inserito e inserirete su facebook serviranno per propagandare l’iniziativa