Solo la Federazione della sinistra va da Napolitano per l’art. 18.

Al Quirinale sale per protestare solo la Federazione della sinistra
di Fr. Pi., da il manifesto del 10 marzo 2010.

Sarà una piccola cosa, ma solo una formazione politica ha trovato indispensabile salire le scale del Quirinale per chiedere al Presidente della Repubblica di non controfirmare il «collegato al lavoro». La «legge che cancella le leggi», con cui il centrodestra ha portato un attacco senza precedenti alla condizione dei lavoratori italiani, imponendo procedure conciliative e arbitrato al posto del ricorso al tribunale del lavoro in caso di licenziamento. La Federazione della sinistra (Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000) – che invita a partecipare allo sciopero del 12 e a manifestare per portare nelle piazze anche il tema della difesa dell’art. 18 – è stata ricevuta dal presidente lunedì sera e ha potuto argomentare per esteso le ragioni della propria richiesta.

«Abbiamo segnalato – spiega Paolo Ferrero, segretario del Prc – la manifesta incostituzionalità di questo provvedimento». Al di là delle formule giuridiche, infatti, «con questa legge ci sarebbe una parte della popolazione che, nello specifico del rapporto di lavoro, non gode più della tutela universale della legge e del magistrato». Viene insomma creata «una sorta di extraterritorialità, all’interno delle imprese, che trasforma tutti i lavoratori in clandestini senza diritti». Sul piano costituzionale, insomma, «si rompe il principio della legge uguale per tutti; è come se un comune decidesse – chessò – che nel suo territorio non c’è più la libertà di stampa».

Ma c’è anche un versante politico immediato. La Costituzione «registra l’esistenza di una disparità di potere, tra imprenditore e lavoratore, e decide di tutelare in diversi modi il più debole. Questa legge, invece, mette formalmente su un piano di parità le due figure, e quindi riconosce il diritto del più forte». Va infatti ricordato che, ad esempio, la «scelta» di ricorrere in futuro all’arbitrato viene fatta firmare al neoassunto al momento della sigla del contratto. Ovvero nel momento in cui è in assoluto più debole (quanti possono essere quelli che, specie in situazione di crisi come l’attuale, possono rinunciare a un’assunzione per tener fermo individualmente un principio che lo stato non riconosce più?). «Una volta fissato il principio della deroga alle leggi esistenti, questa può essere estesa a tutto, anche al salario».

L’incontro, riferisce la delegazione, «è stato molto cordiale; abbiamo colto una forte attenzione e sensibilità alle nostre argomentazioni».

1 comment to Solo la Federazione della sinistra va da Napolitano per l’art. 18.

  • giuseppe

    non c’è da meravigliarsi se altri partiti che a torto vengono etichettati “di sinistra” dalla destra (perchè gli fa comodo far credere che quella roba li è la sinistra, così si alimenta nel popolo l’idea che per quella “sinistra” non vale la pena neppure di andare a votare)non tentano nemmeno di chiedere a Napolitano di non firmare un provvedimento legislativo che rende i lavoratori schiavi del padrone. Sono coerenti con la linea di precarizzazione del lavoro che hanno contribuito a determinare da qualche anno a questa parte. Ricordiamoci che in europa Di Pietro ha votato la Bolkestein che prevede l’orario di lavoro a 65 ore settimanali e anche oltre le 70 ore in alcuni casi. Poi con una bella faccia tosta fanno finta di fare gli interessi dei lavoratori per carpirne il voto.

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