ENRICO BERLINGUER
la concretezza di un uomo di pace,
innovatore e realista con un’idea
della politica in cui ritrovarsi
L’11 giugno cadono i 26 anni dalla morte di Enrico Berlinguer, grande dirigente comunista.
Al di fuori di ogni retorica, mi pare che due nodi posti da Berlinguer siano praticamente attuali.
In primo luogo la “questione morale” che oggi è di nuovo una delle questioni centrali così come lui la pose nel 1981.
La stagione di “mani pulite” che successivamente contraddistinse, nel bene e nel male, gli anni novanta, non ha risolto la questione morale in Italia, ma ha semplicemente legittimato una nuova classe politica che prosegue con la mala-pratica di sempre.
La cosiddetta “cricca” di oggi ne è purtroppo solo la punta di un iceberg , come fra l’altro ha appena pubblicamente denunciato la Corte dei Conti, sottolineando nella sua relazione annuale che i soli reati scoperti, con sentenze di condanna, per corruzione sono aumentati in un anno del 229% e quelli per concussione del 153% e 60 sono i miliardi di euro che se ne vanno in corruzione. Altro che manovra?
Il tema della “questione morale” , della separazione netta degli affari dalla politica, è quindi ancora più che mai il nodo centrale per la possibilità di uscire dalla crisi economica e politica che oggi ha assunto caratteristiche inedite e devastanti.
In secondo luogo la questione della sobrietà dei modi di vivere è ancor più di grande attualità.
Ed infine, pur essa più che attuale di fronte alla frantumazione dei comunisti e della sinistra oggi in Italia, è che non si può non tendere a perseguire e a far affermare il principio e il metodo della sintesi e della pratica unitaria, per fare avanzare tra gli uomini e le donne le proposte e le lotte per la democrazia e i diritti di uguaglianza .
Un anniversario può essere solo una celebrazione o, al contrario, può diventare una buona occasione per riflettere e valutare…