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	<title>Rifondazione Comunista Lombardia &#187; beni comuni</title>
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		<title>Ebbene sì, l&#8217;acqua è (per ora) una merce.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 11:07:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, l’acqua (per ora) è una merce
In libreria (Altreconomia editrice) la storia della privatizzazione di un bene comune inalienabile. Ecco l’introduzione (da Liberazione del 6 aprile 2010).

In Italia l’acqua è una merce. Chi non ci crede, può leggere il testo dell’ultima legge di riforma dei servizi pubblici, la numero 166 del novembre 2009. Per <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/04/06/ebbene-si-lacqua-e-per-ora-una-merce/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span id="more-1725"></span><strong>Ebbene sì, l’acqua (per ora) è una merce
In libreria (Altreconomia editrice) la storia della privatizzazione di un bene comune inalienabile. </strong>Ecco l’introduzione (da Liberazione del 6 aprile 2010).

In Italia l’acqua è una merce. Chi non ci crede, può leggere il testo dell’ultima legge di riforma dei servizi pubblici, la numero 166 del novembre 2009. Per capirne il contenuto, però, basta riflettere sul titolo dell’articolo 15: “Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Il corsivo è nostro: tra questi servizi ci sono infatti anche i nostri acquedotti. Per il governo che ha approvato la riforma &#8211; e per l’opposizione che nulla ha fatto per fermarlo &#8211; acqua potabile e fognature sono poco più di un mercato appetibile, il cosiddetto “oro blu” cui guardano con interesse banche d’affari, fondi d’investimento e imprese multinazionali; l’acqua potabile perde lo status di diritto di ogni cittadino e di “bene comune”, difeso con ostinazione da milioni di persone in tutto il mondo.
D’ora in poi saranno logiche di profitto e meccanismi di mercato a decidere chi, e a quali condizioni, potrà accedere al servizio.
Politici ed economisti hanno invano tentato di smorzare la portata “rivoluzionaria” della riforma, spiegando che privatizza “solo” le società che gestiscono il servizio idrico, ma non l’acqua. È una falsa giustificazione: nessuno potrà mai privatizzare l’acqua di pozzi, sorgenti e fiumi, che è un bene demaniale e per sua natura inalienabile.
L’acqua è e resterà pubblica, ma il nodo del problema è che gli enti locali perderanno il controllo delle società che la distribuiscono. Perché cedere il controllo della sua distribuzione, equivale a privatizzare l’acqua. Tra chi ha sparso fumo c’è anche il ministro delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, che in un intervento del 19 novembre 2009 su
Milano Finanza ha scritto: «In queste ore sono risuonate grida, in larga parte strumentali, che hanno tentato di veicolare il falso messaggio della privatizzazione dell’acqua, confondendo il concetto di proprietà con quello di gestione». Quello “confuso”, però, è il ministro, perché la proprietà pubblica salva solo la forma, mentre la gestione &#8211; ben più sostanziale &#8211; va al privato.
Lo strumento prescelto per rendere fattiva la riforma è la “gara”, un bando per la concessione del servizio: secondo il legislatore sarebbe la panacea in grado di risolvere ogni problema. Il privato prenderà così il posto dei gestori pubblici, che oggi sono una maggioranza, e che senza alcun riscontro oggettivo, basato sui dati o sui conti, vengono considerati inefficienti. Inefficienti per decreto. Quella che si realizza, così, è una mistificazione della realtà, un quadro surrealista dipinto da chi &#8211; per zittire le voci critiche &#8211; vorrebbe che i cittadini si svegliassero solo nel 2012, quando tutto sarà già in mano ai privati, le bollette inizieranno a gonfiarsi, peggiorerà l’efficienza dei servizi e in Comune non ci sarà più nessun “ufficio acquedotto” a cui rivolgersi. Quando per i reclami dovremo passare le ore ad ascoltare le voci registrate di un call center.
L’informazione è “complice” di questo processo: la privatizzazione dell’acqua non è un fenomeno nuovo, e non inizia con l’ultima riforma dei servizi pubblici locali; la prima legge che apre le paratie ai privati è stata approvata nel 1994. Ma per oltre tre lustri quest’informazione è stata bandita dalle reti Rai, è rimasta confinata alla pagine di economia e finanza della Repubblica e del Corriere della Sera, ha conquistato titoli a nove colonne solo sulle pagine specialistiche de Il Sole-24 Ore.
Solo chi investe in Borsa sa che l’acqua è “privata” da tempo, e che a Milano sono quotate ben 9 società il cui core business è la gestione del servizio idrico. Il decreto “Ronchi” arriva solo a completare un’opera avviata nel gennaio del 1994, quando venne approvata dal Parlamento la legge “Galli”, la prima contenente disposizioni organiche in materia di risorse idriche.
Il primo acquedotto, quello di Roma capitale, è finito in Borsa già nel 1999. Quell’anno, con la regia di Francesco Rutelli (sindaco), Linda Lanzillotta (assessore al Bilancio, poi ministro nel governo Prodi dal 2006 al 2008) e Chicco Testa (ex legambientino e deputato del Pci, poi nominato presidente di Acea e transitato in seguito anche alla guida di Enel), il Comune ha ceduto il 49% delle azioni di Acea, l’Azienda comunale energia e ambiente di Roma.
A distanza di oltre dieci anni, leggere i nomi degli azionisti rilevanti della società romana è un utile esercizio per capire chi saprà approfittare della privatizzazione. Chi, e allarghiamo lo sguardo a tutto il Paese, sta per sedersi comodamente su un business che vale almeno 6,5 miliardi di euro all’anno, un flusso di cassa continuo e garantito dalle bollette dei cittadini italiani.
I maggiori soci di Acea dopo il Comune di Roma sono la multinazionale francese dell’energia Gaz de France-Suez (che controlla il 9,9% del capitale) e il gruppo Caltagirone (con l’8,9%, l’ultimo 1% rastrellato sul mercato nel febbraio del 2010).
Suez è l’impresa leader nella gestione dei servizi idrici in tutto il mondo, ma è allergica alla concorrenza: qualche anno fa l’Antitrust italiano ha “pizzicato” un documento interno dell’azienda nel quale dichiarava di voler utilizzare Acea come “cavallo di Troia” per penetrare nel mercato del nostro Paese; Francesco Gaetano Caltagirone, invece, è un costruttore, e guarda con interesse a un settore che, secondo le stime, ha bisogno di 60,5 miliardi di euro di investimenti nei prossimi trent’anni (la metà circa per gli acquedotti e l’altra per la raccolta e il trattamento delle acque reflue). Come se non bastasse, Caltagirone è anche il vice-presidente di una banca che investe volentieri nei servizi idrici, il Monte dei Paschi di Siena, e uno dei principali editori del Paese, a capo di un gruppo che pubblica quotidiani in grado di manipolare in modo incisivo l’opinione pubblica sul tema, come il
Mattino di Napoli. Caltagirone è anche, e per finire, il suocero di uno dei leader dell’opposizione, l’esponente dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
Queste sono le premesse, e i mulini &#8211; ad acqua &#8211; contro cui si scontra il movimento che chiede la ri-pubblicizzazione del servizio idrico nel nostro Paese, che prende il nome di Forum italiano dei movimenti per l’acqua e riunisce oltre un migliaio di comitati locali. Per sottrarre l’acqua al mercato, il Forum è arrivato a produrre una legge di iniziativa popolare, sottoscritta da oltre 400mila cittadini. Il testo è ancora nel cassetto della Commissione ambiente della Camera dei Deputati. È una riforma della legge “Galli”, in cui è scritto a chiare lettere che l’acqua è un bene comune, e che il servizio idrico non può essere gestito in una logica di profitto. È privo di rilevanza economica, per usare un termine preso a prestito dalla giurisprudenza europea.
Ma né il governo Prodi, in carica fino al giugno 2008, né il successivo governo Berlusconi hanno preso sul serio quel testo. Dietro le schermaglie in aula, si nasconde una verità scomoda: sul servizio idrico Popolo delle libertà (Pdl) e Partito democratico (Pd) sono d’accordo. Per entrambi l’acqua è una merce.
A noi, così, non resta che mettere in fila tutti i perché dell’ennesima “privatizzazione” senza “liberalizzazione”, visto che anche quest’ultima riforma dei servizi pubblici apre al mercato ma non alla concorrenza. Crea, di fatto, monopoli a tutto vantaggio delle imprese private, un po’ com’è stato fatto negli anni scorsi con le autostrade, Telecom e molte altre aziende di Stato. Nei servizi di rete, come quello idrico, si parla di concorrenza “per il mercato”, non di concorrenza “nel mercato”, e non è una differenza da poco: una volta affidato il servizio tramite la famosa gara, chi l’ha vinta è il despota, con cui per venti o trent’anni avremo a che fare. E sarà davvero un sovrano assoluto, perché in quest’ambito non c’è una “costituzione”, e un garante indipendente, come l’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Per gli acquedotti non esiste, né si prevede di crearla. Concorrenza e mercato sono due termini che mal si attagliano all’acquedotto, che non sarà mai un supermercato, dove possiamo scegliere liberamente una marca di latte, premiando secondo il gusto, la qualità o la convenienza.
In questo libro raccontiamo la storia della privatizzazione dell’acqua in Italia, dal 1994 ai giorni nostri. Utili spunti di riflessione sono gli articoli dell’autunno del 2009, quelli usciti a margine del dibattito intorno all’approvazione dell’ultimo decreto, che presentiamo e commentiamo in appendice. Illustri penne, piegate dall’ideologia (“il mercato senza se e senza ma!”), annegano in un bicchier d’acqua: i loro scritti ci aiutano a de-costruire i falsi miti della privatizzazione.

Tratto da “L’acqua è una merce. Perché è giusto e possibile arginare la privatizzazione” di Luca Martinelli, Altreconomia (pp.96, euro 10)

Info sulla campagna referendaria: www.acquabenecomune.org
Luca Martinelli


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		<title>Acqua pubblica / Sabato 20 marzo si manifesta a Roma. Intervista a Emilio Molinari.</title>
		<link>http://www.prclombardia.it/2010/03/19/acqua-pubblica-sabato-20-marzo-manifestazione-nazionale-intervista-a-emilio-molinari/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[	<p>CHIARO COME L&#8217;ACQUA, DOMANI CORTEO A ROMA. MOVIMENTO, REFERENDUM E AFFARI IN LOMBARDIA NELL&#8217;INTERVISTA A EMILIO MOLINARI* di Guglielmo Ragozzino, da il manifesto del 19 marzo 2010</p>
	<p>«Quando siamo partiti, intorno al primo tavolo sull&#8217;acqua bene comune, avevamo in mente di richiamare un problema di coscienza. Dieci anni dopo il movimento in Italia va molto al <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/19/acqua-pubblica-sabato-20-marzo-manifestazione-nazionale-intervista-a-emilio-molinari/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-1508"></span><strong>CHIARO COME L&#8217;ACQUA, DOMANI CORTEO A ROMA. MOVIMENTO, REFERENDUM E AFFARI IN LOMBARDIA NELL&#8217;INTERVISTA A EMILIO MOLINARI* di Guglielmo Ragozzino, da il manifesto del 19 marzo 2010</strong></p>
	<p>«Quando siamo partiti, intorno al primo tavolo sull&#8217;acqua bene comune, avevamo in mente di richiamare un problema di coscienza. Dieci anni dopo il movimento in Italia va molto al di là delle nostre speranze di allora. La manifestazione di Roma conclude questi dieci anni per aprirne altri». Chi parla è Emilio Molinari, del contratto mondiale dell&#8217;acqua. Non sarà a Roma sabato. Ma per una volta gli consentiremo di stare in panchina.</p>
	<p><strong>Acqua affare del secolo. C&#8217;è un rinnovato interesse delle multinazionali.</strong><br />
Nel 2006 le Nazioni unite hanno dichiarato la crisi idrica mondiale. Sempre l&#8217;Onu indicava che tra 2030 e 2040 il 48% della domanda di acqua sarebbe rimasta senza risposte. Nasce allora l&#8217;interesse delle multinazionali. Non soltanto per governare la sete delle città; c&#8217;era il business delle acque in bottiglia, un filone nuovo; e il progetto di mettere le mani sull&#8217;insieme del patrimonio idrico: fiumi, laghi, invasi. Dalla capacità di imprigionare l&#8217;acqua deriverà il controllo della produzione energetica o delle campagne, per produrre il cibo. Grandi imprese si dedicano all&#8217;imbrigliamento dei fiumi per fare i grandi invasi, altre alla produzione energetica e alimentare. Nella nuova fase grandi multinazionali comprano pezzi di Africa, di Sud est asiatico, di altre regioni, per ottenere libera mano nel controllo dell&#8217;acqua&#8230; Un vero e proprio mercimonio di tutto ciò che essendo vivo, vive di acqua. Questo è l&#8217;interesse specifico e dentro agisce il capitale finanziario: quando si è votata la &#8220;Ronchi&#8221;, i titoli del Water Fund sono schizzati in alto. Si profilava la possibilità di impadronirsi di tutti i rubinetti d&#8217;Italia.</p>
	<p><strong>Non è più fragile una città che ha ceduto la &#8220;sua&#8221; acqua al capitale finanziario?</strong><br />
Non solo le città. Di recente sono stato in Valtellina a un convegno. Là, con riferimento alla lotta ai mutamenti climatici, è stata lanciata l&#8217;idea delle fonti energetiche rinnovabili. Risultato: l&#8217;arrembaggio ai piccoli salti con l&#8217;utilizzo di tutti i torrenti di montagna per piccole centrali da pochi megawatt. Il risultato è stato un saccheggio idrogeologico e un impressionante prosciugamento della montagna. È un modello di territorio, con invasi che superano ormai gli 800 milioni di metri cubi di acqua. Ma a chi sono in mano? Sono in mano a A2A a Enel a Edison, cioè a grandi imprese dell&#8217;energia ma anche dell&#8217;acqua. A2A controlla l&#8217;acqua di Brescia, di Milano, Lecco e tenta di controllare l&#8217;acqua di tutta la Lombardia. Tutto in questa multiutility A2A, la futura regina di Lombardia. Edison e quindi la francese Edf sono della partita, avranno il controllo degli invasi, e perciò non solo dei rubinetti, di tutto. Si parla di Enel, come se potesse opporsi. Ma guardiamo ai fatti. Enel in questi frangenti ha un contenzioso cileno. Infatti ha assorbito Endesa, la spagnola, con tutti gli annessi e connessi, tra cui l&#8217;acqua del Cile. Il Cile è l&#8217;unico paese al mondo che, con Pinochet, si è venduto i fiumi, gli invasi e perfino i famosi ghiacciai della Patagonia. Endesa, assorbita da Enel, gli ha trasmesso il ghiaccio e il contenzioso. Forse anche in Valtellina tutti i torrenti saranno usurpati dall&#8217;Endesa di turno. Per cui avremo un blocco idroenergetico che controlla la vita di un&#8217;intera area della Lombardia, la Valtellina. Uno spaccato in miniatura che dà l&#8217;idea delle dinamiche in atto.</p>
	<p><strong>A2A è quotata in borsa. Non avverrà che Brescia o Milano, in difficoltà finanziarie, vendano le loro azioni sul mercato?</strong><br />
Entro il 2015, A2A effettivamente avrà per legge solo al massimo il 30% di capitale pubblico. Il 70% come minimo sarà privato. Ci saranno soprattutto le solite multinazionali del settore, in un intreccio di tutti i potentati del multiutility intenti a dividersi il mercato lombardo. Quando poi il pubblico si trovasse con l&#8217;acqua alla gola &#8211; di acqua stiamo appunto parlando &#8211; non avrebbe molta possibilità di difendersi. I comuni si adeguerebbero, nella speranza di qualcosa per le casse comunali. Ma sarebbero briciole, briciole amare. Finirà per essere, quello delle multiutility costruite sull&#8217;acqua e sul resto &#8211; rifiuti, gas, elettricità &#8211; un controllo totale della politica delle città.</p>
	<p><strong>Legge, referendum, movimenti&#8230;</strong><br />
Il movimento per il referendum è davvero la cosa più importante, capace di tenere insieme tutte le vertenze locali. Almeno 150 comuni si sono stretti insieme, hanno convenuto di modificare gli statuti indicando l&#8217;acqua come bene comune pubblico e privo di rilevanza economica. Decine di milioni di persone affrontano un semplice discorso: non vogliamo la privatizzazione dell&#8217;acqua. È troppo importante per giocarla in borsa. Su 111 ambiti territoriali, 64 sono con gestione in house, 37 sono già privatizzati: a rompere la convenzione si pagano penali costose. Si può agire sui 74 Ato ancora pubblici. Questa è la grande operazione e una vittoria referendaria &#8211; il referendum va fatto e vinto &#8211; rimetterebbe in gioco tutto. La politica uscirebbe dalla sbornia privatistica degli ultimi anni. Va detto che il pensiero dell&#8217;acqua ormai ha preso piede anche tra amministratori, non solo semplici cittadini, che fanno capo al partito democratico. La democrazia dell&#8217;acqua potrebbe servire a cambiare davvero le cose anche in quel partito. In Valtellina i più imbarazzati sono quelli della Lega. La contraddizione tra la difesa federalista del territorio e la consegna di parti importanti dello stesso alle multinazionali è davvero forte. In crisi è anche la Chiesa che tace su questioni vitali come l&#8217;acqua mentre dedica la sua attenzione all&#8217;embrione, scambiandolo per la vita. L&#8217;acqua è vita sul serio, e va sul mercato, senza rimedio, senza una sua parola.</p>
	<p><em>*Presidente della sezione italiana del Contratto mondiale dell’acqua, candidato nella lista regionale di Vittorio Agnoletto (Fds)<br />
 </em>
</p>
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		<title>Acqua privatizzata: la Lega Nord come al solito con &#8220;Roma Ladrona&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:44:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla questione dell’acqua, come in genere sulla privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, la posizione della Lega, una volta di più, appare grottesca. Nel governo e sui banchi parlamentari di Roma ladrona ladroneggia, in Lombardia con i suoi elettori finge di agitarsi un po’, ma alla fine sceglie sempre la strada dell’accordo e della spartizione di sottogoverno con il <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2009/11/20/acqua-privatizzata-la-lega-nord-come-al-solito-con-roma-ladrona/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale del Prc<em><a href="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/acqua.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-393" title="acqua" src="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/acqua-150x150.jpg" alt="acqua" width="150" height="150" /></a></em></p>
	<p>“Governo ladro” sembra un&#8217;espressione molto adatta a commentare il voto con il quale Pdl e Lega hanno varato ieri la legge di privatizzazione dell’acqua. Un bene primario vitale viene infatti sottratto al controllo dei cittadini, contro la loro volontà, per essere consegnato alla logica della redditività e al profitto delle imprese. Tutti i Comuni d’Italia (negli Ambiti Territoriali Ottimali – ATO) saranno obbligati a mettere a gara la gestione dell’acqua o affidarla a società miste a cui i privati partecipino per almeno il 40%.<span id="more-252"></span></p>
	<p>Quali saranno le conseguenze lo sanno tutti: consistenti (a due cifre percentuali) e generalizzati aumenti delle tariffe, come del resto da tempo viene addirittura auspicato sui media dagli “esperti” di economia e dai politici del centrodestra.</p>
	<p>Tutti sanno che la stragrande maggioranza degli italiani vuole mantenere l’acqua nella sfera dei beni comuni. In Lombardia, il tentativo di privatizzare è già stato battuto dall’opposizione dei comitati e della rete dei comuni per l’acqua pubblica, con il sostegno in primo luogo di Rifondazione comunista. Si è ottenuta così una legge regionale conforme alla volontà dei cittadini e dei territori.</p>
	<p>Tutto ciò, naturalmente, non conta nulla per il governo di Berlusconi e Bossi, che ubbidiscono agli interessi di Confindustria e alla fede nel dio mercato. Saranno sonoramente battuti dal referendum che stiamo preparando insieme a tante forze politiche e sociali.</p>
	<p>Proprio  sulla questione dell’acqua, come in genere sulla privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, la posizione della Lega, una volta di più, appare grottesca. Nel governo e sui banchi parlamentari di Roma ladrona ladroneggia, in Lombardia con i suoi elettori finge di agitarsi un po’, ma alla fine sceglie sempre la strada dell’accordo e della spartizione di sottogoverno con il Pdl.</p>
	<p>Cosa particolarmente grave e indifendibile, perché nella nostra regione ogni privatizzazione significa non solo spogliare il patrimonio di tutti a vantaggio di pochi, ma consegnarlo nelle mani di Formigoni e del suo regime politico economico, retto dal giro dlla Compagnia delle opere e dei soliti amici
</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La legge di privatizzazione dell&#8217;acqua è contro l&#8217;interesse generale e contraddice la norma lombarda. Formigoni ha il dovere di impugnarla.</title>
		<link>http://www.prclombardia.it/2009/11/19/la-legge-di-privatizzazione-dellacqua-e-contro-linteresse-generale-e-contraddice-la-norma-lombarda-formigoni-ha-il-dovere-di-impugnarla/</link>
		<comments>http://www.prclombardia.it/2009/11/19/la-legge-di-privatizzazione-dellacqua-e-contro-linteresse-generale-e-contraddice-la-norma-lombarda-formigoni-ha-il-dovere-di-impugnarla/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 16:18:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>Imporre agli enti locali la privatizzazione dell’acqua, come ha voluto fare il Governo Pdl-Lega, è un attentato contro l’interesse generale. Da parte nostra, sosterremo e promuoveremo ogni atto utile, compreso il referendum, per impedire che questa norma diventi realtà.</p>
	<p>Ma oggi, in maniera particolare, riteniamo che il Presidente Formigoni debba <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2009/11/19/la-legge-di-privatizzazione-dellacqua-e-contro-linteresse-generale-e-contraddice-la-norma-lombarda-formigoni-ha-il-dovere-di-impugnarla/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><a href="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/178267792_52f196d766.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-378" title="Acqua" src="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/178267792_52f196d766-150x150.jpg" alt="Acqua" width="150" height="150" /></a>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>Imporre agli enti locali la privatizzazione dell’acqua, come ha voluto fare il Governo Pdl-Lega, è un attentato contro l’interesse generale. Da parte nostra, sosterremo e promuoveremo ogni atto utile, compreso il referendum, per impedire che questa norma diventi realtà.<span id="more-245"></span></p>
	<p>Ma oggi, in maniera particolare, riteniamo che il Presidente Formigoni debba rispettare non solo lo spirito e la lettera della legge regionale lombarda, ma anche la volontà espressa dalla maggioranza degli enti locali presenti sul territorio, anche al di là del loro colore politico. Deve impugnare cioè, davanti alla Corte Costituzionale, la norma approvata in Parlamento.</p>
	<p>Le disposizioni contenute nella legge lombarda, che appunto salvaguarda la possibilità per gli enti locali di optare per la gestione pubblica dell’acqua, non sono farina del suo sacco, lo sappiamo bene. Anzi, la maggioranza intendeva perseguire una soluzione analoga a quella ora immaginata dal Governo. Ma poi, grazie a Rifondazione e a tutta l’opposizione e, soprattutto, a causa della vera e propria alzata di scudi, con tanto di minaccia di referendum, da parte di moltissimi Comuni lombardi, le cose sono andate diversamente.</p>
	<p>In altre parole, in Lombardia anche la maggioranza di centrodestra ha dovuto accettare il fatto che gli enti locali e i cittadini sono contrari alla privatizzazione dell’acqua. Per questo,  riteniamo eticamente doveroso che la Giunta regionale si opponga alla norma nazionale, impugnandola davanti alla Consulta.</p>
	<p>Milano, 19 novembre 2009</p>
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Ufficio Stampa Gruppo Prc
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