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	<title>Rifondazione Comunista Lombardia &#187; Lega</title>
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		<title>Federalismo fiscale e demaniale al via. Obiettivo: fare soldi</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:23:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>Secessionismo, ad esempio, come quello tentato negli Anni Sessanta-Settanta dagli irredentisti altoatesini o sudtirolesi di Eva Klotz, con l&#8217;assalto al tritolo dei tralicci dell&#8217;alta tensione perché volevano non solo un&#8217;autonomia speciale per la provincia di Bolzano, ma addirittura la secessione dall&#8217;Italia e la successiva annessione al Tirolo, che invece non li ha voluti perché sarebbero <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/05/24/federalismo-fiscale-e-demaniale-al-via-obiettivo-fare-soldi/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Secessionismo, ad esempio, come quello tentato negli Anni Sessanta-Settanta dagli irredentisti altoatesini o sudtirolesi di Eva Klotz, con l&#8217;assalto al tritolo dei tralicci dell&#8217;alta tensione perché volevano non solo un&#8217;autonomia speciale per la provincia di Bolzano, ma addirittura la secessione dall&#8217;Italia e la successiva annessione al Tirolo, che invece non li ha voluti perché sarebbero stati i loro &#8220;terroni&#8221;. In ogni caso l&#8217;Svp, La Sud Tiroler Volks Partei, o Partito popolare sudtirolese, ha ottenuto dall&#8217;Italia tanti di quei soldi, in nome della mai finita diatriba sull&#8217;appartenenza, che nessun&#8217;altra regione o microarea europea è riuscita a strappare al rispettivo Stato centrale.<span id="more-1747"></span><br />
Oppure separatismo, come quello propugnato il secolo scorso da un&#8217;élite politica siciliana &#8211; fino all&#8217;idea strampalata di diventare nel Secondo Dopoguerra la 49esima stella americana, accompagnata dagli attentati del bandito Salvatore Giuliano &#8211; che riteneva di poter ottenere così per la Sicilia una condizione specialissima anche rispetto alle altre quattro regioni a statuto speciale (Valle D&#8217;Aosta, Trentino-Alto Adige Friuli-Venezia Giulia, Sardegna) e che infatti ottenne sotto la forma dell&#8217;Autonomia, sostenuta da tutte le parti politiche, dalla destra alla sinistra e da una Dc dimezzata, su cui si imperniò l&#8217;esperienza del Milazzismo e su cui si fonda l&#8217;attuale riproposizione autonomista, appunto, del governo Lombardo, sostenuto (e partecipato) dalla destra del Pdl alla sinistra del Pd, con il partito di maggioranza che si presenta ancora una volta dimezzato e diviso.<br />
Bossi, Calderoli, Maroni, Cota, Zaia, Formigoni and company, oggi però vogliono qualcosa di più. Allora si trattava di ideologie; oggi, sotto il manto del fondamentalismo leghista, gonfio di egoismi localistici e di fobie razziste &#8211; come sempre avviene e si accentua nei momenti di crisi, quando c&#8217;è da stringere la cinghia, quando impera l&#8217;idea che mors tua vita mea &#8211; c&#8217;è qualcosa di più: ci sono i soldi; &#8220;i piccioli&#8221;, come direbbero gli amici siciliani del senatur.<br />
I soldi che devono rimanere in loco, non più drenati dallo Stato e da &#8220;Roma ladrona&#8221;, che anziché continuare ad essere foraggiata adesso è diventata la vacca da mungere, di volta in volta con l&#8217;invenzione della Questione settentrionale, delle Grandi opere, dei Fondi per le aree sottoutilizzate, eccetera. Tutto, purché la si faccia finita con la Questione meridionale e con il finanziamento &#8220;a perdere&#8221; del Mezzogiorno.<br />
Anche perché adesso i maggiori sostenitori del partito di governo e di Silvio Berlusconi non sono più quegli sfigati del Sud, grandi elettori democristiani di un tempo, ma &#8220;tutti gli uomini di Umberto Bossi&#8221; che hanno saldamente in mano l&#8217;elettorato delle tre regioni più ricche e importanti del Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto. E che da quelle roccaforti stanno muovendo alla conquista delle &#8220;città rosse&#8221; &#8211; come Mantova, Parma e Piacenza, Modena e Reggio Emilia; come potrebbe avvenire persino con Bologna al prossimo turno, dopo i disastri politici di Sergio Cofferati e la débacle etica di Flavio Delbono che ha aperto la strada al commissariamento, lasciando la città stordita, disorientata, incazzata con la sinistra. Peggio che mai nelle deluse cinture operaie stremate dalla crisi che, come sempre è avvenuto, determina l&#8217;inevitabile accentuazione degli egoismi individuali e il conseguente spostamento a destra delle propensioni elettorali.<br />
Dunque era prevedibile che il federalismo si trasformasse nel &#8220;separatismo finanziario&#8221;. Che vuol dire: ogni regione per sé; con il federalismo fiscale per non concorrere all&#8217;equidistribuzione della ricchezza nazionale, trattenendo invece ciascuno quello che produce, dando vita così a 20 sistemi sanitari e 20 forme di welfare diverse, 20 regimi scolastici e 20 separati livelli formativi, 20 rivendicazioni antagoniste di priorità sulle infrastrutture, eccetera. Con il risultato che ci saranno 20 italiette a velocità variabile, ognuna con le risorse di cui dispone. Facile capire che cosa succederà in Campania, Calabria, Basilicata, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna.<br />
Per questo ieri sia il presidente del Senato Renato Schifani sia quello della Camera Gianfranco Fini, dopo l&#8217;approvazione in Consiglio dei ministri del decreto che introduce il &#8220;federalismo demaniale&#8221;, si sono affrettati a dichiarare che il federalismo va bene ma deve unire il Paese e non dividerlo. Arrivando a dire Schifani che nella prossima manovra finanziaria «qualche sacrificio dovrà essere chiesto a chi se lo può permettere».<br />
Da questo orecchio di sicuro Bossi Calderoli e Tremonti non ci sentono. Sono loro infatti gli ideatori e i firmatari della proposta di federalismo demaniale approvata dall&#8217;apposita Commissione bicamerale (l&#8217;Idv ha votato con la Lega, il Pd si è astenuto) varata l&#8217;altro ieri in prima battuta da Palazzo Chigi.<br />
Obiettivo: la grana, l&#8217;argent de poche . I soldi che ciascuna regione, provincia o comune, dovrà ragranellare &#8211; poiché la manovra finanziaria taglierà altri trasferimenti dallo Stato agli Enti locali &#8211; attraverso la vendita (svendita) dei beni demaniali (beni comuni come il territorio e l&#8217;acqua, o ciò che resta dei beni immobili come il patrimonio artistico e monumentale) ai soliti noti, agli amici degli amici, a qualche potente che dispone di risorse finanziarie pronte, magari rientrate dall&#8217;estero grazie allo scudo fiscale o riciclate da insospettabili società di gestione di patrimoni la cui provenienza è e rimarrà insondabile.<br />
«Oggetto dell&#8217;attribuzione alle Regioni ed Enti locali &#8211; recita il testo del decreto &#8211; sono i beni del demanio marittimo (mare, coste, imbarcaderi, litorali, isole, ndr), idrico (acqua! ndr), gli aeroporti di interesse regionale o locale, le miniere (come le ex cave dell&#8217;Elba trasformate in villaggi turistici, ndr) e gli altri beni immobili (monumenti, ndr) dello Stato e i beni mobili (opere d&#8217;arte, ndr) ad essi collegati».<br />
Non basta: «I beni attribuiti al patrimonio disponibile degli Enti territoriali possono essere alienati solo dopo la loro valorizzazione attraverso le varianti allo strumento urbanistico (i Comuni sono avvisati! ndr); i beni trasferiti agli enti territoriali possono, dopo l&#8217;approvazione delle varianti urbanistiche, essere conferiti ad uno o più Fondi comuni di investimento immobiliare».<br />
Te capì?</p>
	<p>Demetra Mann</p>
	<p>da liberazione del<br />
23/05/2010
</p>
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		<title>Il partito sociale, necessità di un progetto condiviso.</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 06:26:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ugo Boghetta*, da Liberazione del 27 marzo 2010

La Lombardia, locomotiva stanca di una stanca Italia, va al voto. Qui sono passati i processi che segnano il nostro paese. Qui il modello neo liberista ha inciso profondamente nel lavoro come nella cultura di massa. Qui la Lega Nord ha imparato a campare su insicurezza e <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/27/il-partito-sociale-necessita-di-un-progetto-condiviso/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span id="more-1644"></span><strong>di Ugo Boghetta*</strong>, da Liberazione del 27 marzo 2010

La Lombardia, locomotiva stanca di una stanca Italia, va al voto. Qui sono passati i processi che segnano il nostro paese. Qui il modello neo liberista ha inciso profondamente nel lavoro come nella cultura di massa. Qui la Lega Nord ha imparato a campare su insicurezza e razzismo. Qui la stessa chiesa è attraversata pesantemente da queste dinamiche. Qui lo svuotamento del pubblico è massimo, come la concentrazione del potere in mano alla Compagnia delle Opere. Qui la corruzione è direttamente in relazione ai cambiamenti istituzionali: assolutismo dei sindaci e governatori, svilimento dei consigli elettivi, mancanza di controlli. E la Lombardia è la prima regione del nord per presenza mafiosa. La reazione a tutto ciò c&#8217;è stata. Tante sono le lotte: Innse, e non solo. Riguardano il territorio: strade e autostrade, i rifiuti, l&#8217;urbanistica, i servizi. Il sindacato: la più forte organizzazione esistente non sembra incidere. Il recente congresso Cgil non ha certo aiutato. L&#8217;appello unitario al voto dei sindacalisti aderenti alla Federazione della Sinistra, che si sono schierati su mozione diverse, ha il significato simbolico di un percorso da ricominciare, relazioni politiche ed umane da ritessere, un progetto politico cui partecipare, perché senza la presenza di una forte politica di classe, anche il più forte sindacato (o la sinistra sindacale dentro e fuori la Cgil) non ce la può fare; e viceversa. Così è per la rete dei comitati che spazia dalle questioni ambientali, ai servizi, alle mafie, ai temi della democrazia e della Costituzione. Del resto, il centrosinistra appare di una vecchiezza atavica, incapace di fare i conti con gli errori devastanti di questi decenni, spesso colluso con i poteri forti e spartitorio con gli avversari politici. Stupisce (stupisce?) che forze, come Sinistra e Libertà e Italia dei Valori, siano così silenti e remissive quanto sono radicali a chiacchiere i loro leader nelle tv nazionali. Il tema dell&#8217;unità, dell&#8217;autonomia politica, dell&#8217;efficacia è questione centrale per il futuro.
Qui il nuovo assetto segnato dai cambiamenti sarà pesante.
Qui la Federazione della Sinistra ha prodotto significativi inizi: soprattutto a Milano. Pesa, come ovunque, per un popolo ormai di spettatori, la scomparsa dalle TV causata dalla sconfitta dell&#8217;arcobaleno.
La rinnovata iniziativa rispetto al mondo del lavoro, seppur faticosa, ha permesso, tuttavia, di ricominciare una riconnessone con i lavoratori. Il partito sociale fa esperienze significative. I gruppi d&#8217;acquisto popolari, le arance metalmeccaniche, hanno prese incoraggianti. La nostra presenza nei vari movimenti è di nuovo vissuta come positiva. Queste esperienze vanno allargate, le lotte coordinate, ma è necessaria l&#8217;elaborazione, la maturazione a livello di massa di un progetto, di un senso vero, condiviso, sentito del cambiamento. Questi sono gli obiettivi della Federazione della sinistra per cambiare la Lombardia.

<em>* segretario regionale Prc-Lombardia</em>


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		<title>Nuovo decreto Bolkestein colpisce autonomi e dipendenti. Con la benedizione della Lega.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 15:00:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>Milano 22 marzo 2010
Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc Lombardia</p>
	<p>Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto di recepimento della famigerata direttiva Bolkestein, che liberalizza i servizi all’interno dell&#8217;Unione europea.  Sono infatti interessate le attività economiche, imprenditoriali o professionali, dirette a scambio di beni o a prestazioni intellettuali.</p>
	<p>Ciò significa che lavoratori dipendenti ed <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/22/nuovo-decreto-bolkestein-colpisce-autonomi-e-dipendenti-con-la-benedizione-della-lega/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-1517"></span>Milano 22 marzo 2010<br />
<em>Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc Lombardia</em></p>
	<p>Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto di recepimento della famigerata direttiva Bolkestein, che liberalizza i servizi all’interno dell&#8217;Unione europea.  Sono infatti interessate le attività economiche, imprenditoriali o professionali, dirette a scambio di beni o a prestazioni intellettuali.</p>
	<p>Ciò significa che lavoratori dipendenti ed autonomi potranno venire a lavorare in Italia alle condizioni vigenti nel paese d’origine, più basse di quelle in vigore nel nostro paese. Al proposito, si è fatto l’esempio di un idraulico polacco.</p>
	<p>Nonostante ciò, la Lega Nord, nei suoi spot elettorali dice di essere un baluardo a difesa del lavoro e delle attività sul territorio.</p>
	<p>In realtà, con il nuovo decreto, gli stessi che hanno inventato il reato di immigrazione clandestina oggi vogliono legalizzare l’importazione di lavoratori a basso costo. Persino il capo indiano che campeggia sui manifesti “padani”, se potesse, griderebbe forte che la Lega parla solo con lingua biforcuta.</p>
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		<title>Acqua pubblica / Sabato 20 marzo si manifesta a Roma. Intervista a Emilio Molinari.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 09:46:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>CHIARO COME L&#8217;ACQUA, DOMANI CORTEO A ROMA. MOVIMENTO, REFERENDUM E AFFARI IN LOMBARDIA NELL&#8217;INTERVISTA A EMILIO MOLINARI* di Guglielmo Ragozzino, da il manifesto del 19 marzo 2010</p>
	<p>«Quando siamo partiti, intorno al primo tavolo sull&#8217;acqua bene comune, avevamo in mente di richiamare un problema di coscienza. Dieci anni dopo il movimento in Italia va molto al <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/19/acqua-pubblica-sabato-20-marzo-manifestazione-nazionale-intervista-a-emilio-molinari/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-1508"></span><strong>CHIARO COME L&#8217;ACQUA, DOMANI CORTEO A ROMA. MOVIMENTO, REFERENDUM E AFFARI IN LOMBARDIA NELL&#8217;INTERVISTA A EMILIO MOLINARI* di Guglielmo Ragozzino, da il manifesto del 19 marzo 2010</strong></p>
	<p>«Quando siamo partiti, intorno al primo tavolo sull&#8217;acqua bene comune, avevamo in mente di richiamare un problema di coscienza. Dieci anni dopo il movimento in Italia va molto al di là delle nostre speranze di allora. La manifestazione di Roma conclude questi dieci anni per aprirne altri». Chi parla è Emilio Molinari, del contratto mondiale dell&#8217;acqua. Non sarà a Roma sabato. Ma per una volta gli consentiremo di stare in panchina.</p>
	<p><strong>Acqua affare del secolo. C&#8217;è un rinnovato interesse delle multinazionali.</strong><br />
Nel 2006 le Nazioni unite hanno dichiarato la crisi idrica mondiale. Sempre l&#8217;Onu indicava che tra 2030 e 2040 il 48% della domanda di acqua sarebbe rimasta senza risposte. Nasce allora l&#8217;interesse delle multinazionali. Non soltanto per governare la sete delle città; c&#8217;era il business delle acque in bottiglia, un filone nuovo; e il progetto di mettere le mani sull&#8217;insieme del patrimonio idrico: fiumi, laghi, invasi. Dalla capacità di imprigionare l&#8217;acqua deriverà il controllo della produzione energetica o delle campagne, per produrre il cibo. Grandi imprese si dedicano all&#8217;imbrigliamento dei fiumi per fare i grandi invasi, altre alla produzione energetica e alimentare. Nella nuova fase grandi multinazionali comprano pezzi di Africa, di Sud est asiatico, di altre regioni, per ottenere libera mano nel controllo dell&#8217;acqua&#8230; Un vero e proprio mercimonio di tutto ciò che essendo vivo, vive di acqua. Questo è l&#8217;interesse specifico e dentro agisce il capitale finanziario: quando si è votata la &#8220;Ronchi&#8221;, i titoli del Water Fund sono schizzati in alto. Si profilava la possibilità di impadronirsi di tutti i rubinetti d&#8217;Italia.</p>
	<p><strong>Non è più fragile una città che ha ceduto la &#8220;sua&#8221; acqua al capitale finanziario?</strong><br />
Non solo le città. Di recente sono stato in Valtellina a un convegno. Là, con riferimento alla lotta ai mutamenti climatici, è stata lanciata l&#8217;idea delle fonti energetiche rinnovabili. Risultato: l&#8217;arrembaggio ai piccoli salti con l&#8217;utilizzo di tutti i torrenti di montagna per piccole centrali da pochi megawatt. Il risultato è stato un saccheggio idrogeologico e un impressionante prosciugamento della montagna. È un modello di territorio, con invasi che superano ormai gli 800 milioni di metri cubi di acqua. Ma a chi sono in mano? Sono in mano a A2A a Enel a Edison, cioè a grandi imprese dell&#8217;energia ma anche dell&#8217;acqua. A2A controlla l&#8217;acqua di Brescia, di Milano, Lecco e tenta di controllare l&#8217;acqua di tutta la Lombardia. Tutto in questa multiutility A2A, la futura regina di Lombardia. Edison e quindi la francese Edf sono della partita, avranno il controllo degli invasi, e perciò non solo dei rubinetti, di tutto. Si parla di Enel, come se potesse opporsi. Ma guardiamo ai fatti. Enel in questi frangenti ha un contenzioso cileno. Infatti ha assorbito Endesa, la spagnola, con tutti gli annessi e connessi, tra cui l&#8217;acqua del Cile. Il Cile è l&#8217;unico paese al mondo che, con Pinochet, si è venduto i fiumi, gli invasi e perfino i famosi ghiacciai della Patagonia. Endesa, assorbita da Enel, gli ha trasmesso il ghiaccio e il contenzioso. Forse anche in Valtellina tutti i torrenti saranno usurpati dall&#8217;Endesa di turno. Per cui avremo un blocco idroenergetico che controlla la vita di un&#8217;intera area della Lombardia, la Valtellina. Uno spaccato in miniatura che dà l&#8217;idea delle dinamiche in atto.</p>
	<p><strong>A2A è quotata in borsa. Non avverrà che Brescia o Milano, in difficoltà finanziarie, vendano le loro azioni sul mercato?</strong><br />
Entro il 2015, A2A effettivamente avrà per legge solo al massimo il 30% di capitale pubblico. Il 70% come minimo sarà privato. Ci saranno soprattutto le solite multinazionali del settore, in un intreccio di tutti i potentati del multiutility intenti a dividersi il mercato lombardo. Quando poi il pubblico si trovasse con l&#8217;acqua alla gola &#8211; di acqua stiamo appunto parlando &#8211; non avrebbe molta possibilità di difendersi. I comuni si adeguerebbero, nella speranza di qualcosa per le casse comunali. Ma sarebbero briciole, briciole amare. Finirà per essere, quello delle multiutility costruite sull&#8217;acqua e sul resto &#8211; rifiuti, gas, elettricità &#8211; un controllo totale della politica delle città.</p>
	<p><strong>Legge, referendum, movimenti&#8230;</strong><br />
Il movimento per il referendum è davvero la cosa più importante, capace di tenere insieme tutte le vertenze locali. Almeno 150 comuni si sono stretti insieme, hanno convenuto di modificare gli statuti indicando l&#8217;acqua come bene comune pubblico e privo di rilevanza economica. Decine di milioni di persone affrontano un semplice discorso: non vogliamo la privatizzazione dell&#8217;acqua. È troppo importante per giocarla in borsa. Su 111 ambiti territoriali, 64 sono con gestione in house, 37 sono già privatizzati: a rompere la convenzione si pagano penali costose. Si può agire sui 74 Ato ancora pubblici. Questa è la grande operazione e una vittoria referendaria &#8211; il referendum va fatto e vinto &#8211; rimetterebbe in gioco tutto. La politica uscirebbe dalla sbornia privatistica degli ultimi anni. Va detto che il pensiero dell&#8217;acqua ormai ha preso piede anche tra amministratori, non solo semplici cittadini, che fanno capo al partito democratico. La democrazia dell&#8217;acqua potrebbe servire a cambiare davvero le cose anche in quel partito. In Valtellina i più imbarazzati sono quelli della Lega. La contraddizione tra la difesa federalista del territorio e la consegna di parti importanti dello stesso alle multinazionali è davvero forte. In crisi è anche la Chiesa che tace su questioni vitali come l&#8217;acqua mentre dedica la sua attenzione all&#8217;embrione, scambiandolo per la vita. L&#8217;acqua è vita sul serio, e va sul mercato, senza rimedio, senza una sua parola.</p>
	<p><em>*Presidente della sezione italiana del Contratto mondiale dell’acqua, candidato nella lista regionale di Vittorio Agnoletto (Fds)<br />
 </em>
</p>
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		<title>Raccolgono fondi per i licenziati: multati davanti alla sede Prc.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:36:22 +0000</pubDate>
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Milano, 4 marzo 2010 

Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc


E’ francamente insopportabile che il duo Pdl-Lega, più si scredita e s’inguaia sul piano politico e della questione morale, più si accanisce contro i lavoratori e i ceti deboli, da Roma fino ai piccoli comuni.

Mentre in parlamento tentano di cancellare l’articolo 18, che tutela i <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/04/raccolgono-fondi-per-i-licenziati-multati-davanti-alla-sede-prc/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span id="more-1367"></span>
Milano, 4 marzo 2010 
<em>
Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc
</em>

E’ francamente insopportabile che il duo Pdl-Lega, più si scredita e s’inguaia sul piano politico e della questione morale, più si accanisce contro i lavoratori e i ceti deboli, da Roma fino ai piccoli comuni.

Mentre in parlamento tentano di cancellare l’articolo 18, che tutela i lavoratori di fronte ai licenziamenti arbitrari, a Villa Carcina (BS) mandano i vigili a multare i nostri compagni impegnati nella campagna “Arancia metalmeccanica”, che consiste in una vendita di arance a offerta libera, a sostegno degli operai licenziati e cassintegrati.

E’ successo sabato scorso, oltretutto proprio di fronte alla sede di Rifondazione comunista recentemente oggetto di una provocazione che puzza di leghismo lontano un chilometro.

La Lega si pretende forza popolare, ma si trova sempre dalla parte dei padroni e dei berluscones, ogni volta che c’è in ballo un interesse concreto del popolo. Ed è quello che sta facendo insieme al Pdl, a Roma e in Lombardia, mentre la crisi ci sta devastando. 

Ma non riusciranno a impedirci di fare politica dalla parte dei lavoratori. Prima o poi, la retorica padana non basterà più a nascondere le responsabilità romane e le politiche antipopolari di Bossi e soci.



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		<title>Elezioni / Verifica della Corte d&#8217;appello esclude la lista regionale di Formigoni.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 14:55:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>Milano, 1 marzo 2010</p>
	<p>Le dichiarazioni di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra, e di Ugo Boghetta, segretario regionale del Prc</p>
	<p></p>
	<p>Vittorio Agnoletto:
«La non ammissione della lista Formigoni è la diretta conseguenza dell’arroganza del potere che caratterizza l’attuale guida della Lombardia. Il governatore-imperatore pensava che le regole non valessero per lui, <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/03/01/la-lista-regionale-di-formigoni-bocciata-alla-verifica-della-corte-dappello/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><a href="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2010/03/Roberto-Formigoni1.jpg"><img src="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2010/03/Roberto-Formigoni1-e1267459914261-150x96.jpg" alt="" title="Roberto Formigoni" width="150" height="96" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1335" /></a>Milano, 1 marzo 2010</p>
	<p><strong>Le dichiarazioni di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra, e di Ugo Boghetta, segretario regionale del Prc</strong></p>
	<p><span id="more-1325"></span></p>
	<p><strong>Vittorio Agnoletto:</strong><br />
«La non ammissione della lista Formigoni è la diretta conseguenza dell’arroganza del potere che caratterizza l’attuale guida della Lombardia. Il governatore-imperatore pensava che le regole non valessero per lui, che governa da quindici anni: come il suo leader Berlusconi, anche Formigoni ritiene che la legge possa essere bypassata quando si tratta della loro coalizione. Stupisce il fatto che nonostante i potenti mezzi della macchina elettorale messa in campo da Formigoni non si sia prestata attenzione alle regole formali per raccogliere le firme: queste cose accadono quando si ha la certezza di essere al di sopra della legge. Le regole devono essere uguali per tutti: le stesse regole che hanno portato all’esclusione della lista dei radicali devono valere anche per Formigoni. Non sarebbero accettabile la logica dei «due pesi e due misure» a seconda del partito di riferimento; ancora di più sarebbe incomprensibile escludere i radicali, spesso come noi ignorati dai grandi media, e “perdonare” Formigoni che ha avuto sua disposizione risorse immense per raccogliere le firme».</p>
	<p>*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°*°</p>
	<p><strong>Ugo Boghetta</strong></p>
	<p>L’esclusione della lista di Formigoni mi sembra un fatto assolutamente emblematico. Vorrebbero continuare a governare la Lombardia, ma ormai sono incapaci persino di presentare una lista con le firme in regola. </p>
	<p>Evidentemente, dopo quindici anni di governo assoluto, dalle parti del Presidente ciellino e del Pdl si intendono bene solo di appalti, con la Lega a fargli da palo.<!--more--></p>
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		<title>Agnoletto: De Corato e Boni in via Padova come avvoltoi. Si dimettano.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 11:16:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[	<p>dichiarazione di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra.</p>
	<p>Milano, 14 febbraio 2010 &#8211; «La visita di De Corato e di Boni oggi pomeriggio in via Padova – dichiara Vittorio Agnoletto &#8211; rappresenta bene la bassezza morale dei rappresentanti delle amministrazioni milanesi. Con un cadavere ancora caldo di un giovane ventenne <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/02/15/via-padova-milano-agnoletto-de-corato-e-lega-come-avvoltoi-si-dimettano/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-1161"></span><em>dichiarazione di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra.</em></p>
	<p>Milano, 14 febbraio 2010 &#8211; «La visita di De Corato e di Boni oggi pomeriggio in via Padova – dichiara Vittorio Agnoletto &#8211; rappresenta bene la bassezza morale dei rappresentanti delle amministrazioni milanesi. Con un cadavere ancora caldo di un giovane ventenne in attesa di autopsia, si sono presentati in via Padova con l’intento di esacerbare gli animi, di istigare gli uni contro gli altri italiani e immigrati, pronti a cavalcare l’esasperazione per raccogliere qualche voto in più. </p>
	<p>Si sono comportati come veri e propri imprenditori della paura.</p>
	<p>Quello che è accaduto ieri in via Padova è il risultato di quanto da tempo viene denunciato quasi quotidianamente dal cardinale Tettamanzi: l’assenza di qualunque politica di accoglienza e di integrazione verso gli immigrati. Proprio per aver denunciato questa situazione il cardinale è stato più volte attaccato violentemente e ripetutamente dalla Lega. </p>
	<p>L’assenza di politiche d’integrazione guidate e pianificate è l’altra faccia di scelte speculative che hanno reso invivibili interi quartieri della città abbandonati a se stessi, dove vivono i milanesi più poveri e si concentrano gli immigrati, mentre la giunta milanese si è concentrata solo sul centro di Milano da trasformare in un salotto e sull’Expo; e quella lombarda sulla costruzione di una reggia per il governatore Formigoni, costata 500 milioni sottratti alle case popolari e con tanto di eliporto. Questa politica urbanistica ha prodotto ghetti dove decine e decine di persone vivono ammassate in condizioni indecenti senza igiene e sicurezza, dove chi gestisce il traffico di droga ha facilità a reclutare manodopera e a nascondersi, dove proprietari di casa senza scrupoli affittano monolocali fatiscenti per diverse migliaia di euro. Quanto accaduto domenica rappresenta il fallimento totale delle politiche della giunta comunale e regionale. </p>
	<p>Boni e De Corato avrebbero dovuto presentarsi oggi in via Padova per rassegnare le loro dimissioni  davanti alle vittime delle loro politiche speculative, gli abitanti del quartiere».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Licenza di speculare sul territorio di Milano, il Consiglio regionale approva.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 18:00:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>
Milano, 2 febbraio 2010
Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>Una licenza di speculare a Milano. È questo il risultato delle modifiche alla legge urbanistica e al piano casa, contenute nel “collegato” che il Consiglio ha approvato oggi a maggioranza.</p>
	<p>E così, ancora una volta, ha imposto il suo dominio la regola non scritta, ma onnipresente, secondo <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/02/02/licenza-di-speculare-sul-territorio-di-milano-il-consiglio-regionale-approva/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-997"></span><br />
Milano, 2 febbraio 2010<br />
<em>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</em></p>
	<p>Una licenza di speculare a Milano. È questo il risultato delle modifiche alla legge urbanistica e al piano casa, contenute nel “collegato” che il Consiglio ha approvato oggi a maggioranza.</p>
	<p>E così, ancora una volta, ha imposto il suo dominio la regola non scritta, ma onnipresente, secondo cui la normativa regionale sul governo del territorio vale per tutti i Comuni lombardi, ma non per Milano, dove i soliti noti possono continuare a fare quello che vogliono.</p>
	<p>Lo strumento concreto con cui la licenza di speculare è stata affermata è l’ennesima proroga dei termini di approvazione dei Pgt (Piani del governo del territorio), fino al 31 marzo 2011. Secondo la norma votata oggi, i Comuni che non approveranno i Pgt entro il 31 marzo 2010 avranno un altro anno di tempo, ma verranno penalizzati, non potendo più far ricorso alle varianti che tanti danni hanno già causato ai nostri territori. </p>
	<p>Ma, appunto, c’è un’eccezione: i Comuni il cui territorio è interessato dalle opere per l’Expo 2015 non avranno restrizioni e potranno andare avanti con le varianti. In altre parole, l’eccezione vale non per il territorio effettivamente interessato dalle opere per l’Expo, bensì per tutto il territorio dei Comuni interessati dall’Expo anche solo in parte.</p>
	<p>E se a tutto questo aggiungiamo che a Infrastrutture Lombarde SpA, società controllata direttamente dal Presidente della Regione, sono stati assegnati poteri particolari in relazione alle opere Expo, e che la modifica oggi approvata al cosiddetto piano casa (l.r. n. 13/2009) permetterà di trasferire tranquillamente le volumetrie aggiuntive generate dai quartieri di edilizia residenziale pubblica anche in altre zone dell’area metropolitana &#8211; senza nemmeno un vincolo di destinazione all’edilizia sociale, come avevamo chiesto in un emendamento che è stato bocciato -, allora il panorama è abbastanza chiaro.</p>
	<p>Insomma, il centrodestra milanese, con la gentile collaborazione di Cl e Lega regionali, potrà procedere con la massima calma per quanto riguarda l’approvazione del Pgt e nel frattempo potrà comunque fare quello che vuole. Con il pretesto dell’Expo, con le varianti e, dulcis in fundo, con il mercatino delle volumetrie.</p>
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		<title>Illegale il divieto leghista per kebab, phone center e money transfer a Ceriano Laghetto (MB).</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 15:51:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>La delibera dell’amministrazione leghista di Ceriano Laghetto, un paese di seimila abitanti in provincia di Monza e Brianza, contro l’insediamento di kebaberie, phone center e money transfer – tutte attività gestite e/o frequentate prevalentemente da cittadini immigrati, non è soltanto stupida e palesemente xenofoba, ma soprattutto fuorilegge.

Infatti, la delibera <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/01/14/illegale-il-divieto-leghista-per-kebab-phone-center-e-money-transfer-a-ceriano-laghetto-mb/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><em>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</em></p>
	<p>La delibera dell’amministrazione leghista di Ceriano Laghetto, un paese di seimila abitanti in provincia di Monza e Brianza, contro l’insediamento di kebaberie, phone center e money transfer – tutte attività gestite e/o frequentate prevalentemente da cittadini immigrati, non è soltanto stupida e palesemente xenofoba, ma soprattutto fuorilegge.<br />
<span id="more-874"></span><br />
Infatti, la delibera comunale n. 104 del 16 dicembre scorso, definisce un regime speciale nell’ambito degli strumenti urbanistici per sole tre specifiche attività commerciali, cioè “Kebab e simili, centri di telefonia internazionale e simili, centri di trasferimento denaro”. Queste, non possono essere aperte nel centro storico e, per quanto riguarda il resto del territorio comunale, ogni singola richiesta sarà sottoposta a un “negoziato” ad hoc.</p>
	<p>In altre parole, il Comune gestito dalla Lega non indica un elenco di attività che per la loro frequentazione costante e prolungata possono potenzialmente causare disturbi alla quiete pubblica o un disagio urbanistico – come per esempio ipermercati, birrerie, ecc. -, ma unicamente tre attività, notoriamente gestite e/o frequentate in prevalenza da cittadini immigrati.</p>
	<p>Siamo dunque di fronte a un’applicazione estremistica della norma regionale transitoria, già di per sé “borderline”, inserita su pressione della Lega nella legge regionale n. 12 sul governo del territorio (art. 25, comma 8 nonies) e approvata il 3 marzo 2009 con i voti di tutta la maggioranza, compresa l’Udc.</p>
	<p>Infatti, quella norma e le sue prevedibili forzature da parte di amministratori locali, come nel caso di Ceriano, sono palesemente in contrasto con le leggi dello Stato italiano e con le norme dell’Unione Europea, sia sul principio della non discriminazione, sia in relazione alle libertà economiche. Basterebbe a tal proposito ricordare la vicenda della legge regionale sui phone center, poi dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.</p>
	<p>Auspichiamo pertanto che ci sia, non solo una decisa reazione civile e democratica contro questo abuso delle funzioni istituzionali ai fini della propaganda xenofoba, ma anche un intervento da parte delle autorità preposte, affinché la legalità democratica possa essere ristabilita.</p>
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		<title>A Rosarno come in Lombardia e nel resto dell&#8217;Italia: xenofobia e sfruttamento, ecco la politica di Maroni e del centrodestra.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[	<p>Il capogruppo regionale del Prc, Luciano Muhlbauer, parteciperà oggi a Milano al presidio indetto da Cgil, Cisl e Uil in relazione ai fatti di Rosarno. L’appuntamento è fissato alle 17.30 in piazza San Babila.</p>
	<p>“Saremo in piazza per esprimere la nostra solidarietà con i lavoratori immigrati cacciati da Rosarno”, dichiara Muhlbauer, “e allo stesso tempo per <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/01/11/a-rosarno-come-in-lombardia-e-nel-resto-dellitalia-xenofobia-e-sfruttamento-ecco-la-politica-di-maroni-e-del-centrodestra/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>Il capogruppo regionale del Prc, Luciano Muhlbauer, parteciperà oggi a Milano al presidio indetto da Cgil, Cisl e Uil in relazione ai fatti di Rosarno. L’appuntamento è fissato alle 17.30 in piazza San Babila.</p>
	<p>“Saremo in piazza per esprimere la nostra solidarietà con i lavoratori immigrati cacciati da Rosarno”, dichiara Muhlbauer, “e allo stesso tempo per ripudiare l’atteggiamento del ministro degli Interni leghista. Roberto Maroni continua infatti a istigare alla caccia allo straniero, mentre ignora totalmente lo sfruttamento violento e sistematico del lavoro nero, controllato dalla criminalità organizzata e tollerato dalle istituzioni, in primo luogo dal governo di centrodestra di cui fa parte.”<span id="more-836"></span></p>
	<p>“Questo modo di operare della Lega con i suoi alleati si ripropone identico in Regione Lombardia. Infatti”, conclude Muhlbauer, “mentre il partito di Bossi e Maroni moltiplica sul territorio la propaganda e le iniziative xenofobe, da ben tre anni, cioè dal dicembre 2006, la maggioranza tiene bloccata in Commissione VII del Consiglio regionale, presieduta da un uomo della Lega, la proposta di legge n. 204, ‘Contrasto dello sfruttamento del lavoro irregolare in Lombardia’, presentata dal sottoscritto e firmata anche da altri 12 consiglieri”.</p>
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