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	<title>Rifondazione Comunista Lombardia &#187; Moratti</title>
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		<title>Via Padova / Imbroglio repellente le ordinanze sulla casa di Moratti-De Corato.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[	<p>Milano, 26 febbraio 2010 </p>
	<p>
Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>L’ultima trovata pubblicitaria del duo Moratti-De Corato, quella di trasformare in sceriffi gli amministratori di stabile mediante ordinanza comunale, non solo è repellente, ma è anche un imbroglio.</p>
	<p>È repellente imporre agli amministratori di stabili e ai portieri di fare la spia nel condominio, pena una <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/02/26/via-padova-imbroglio-repellente-le-ordinanze-sulla-casa-si-moratti-de-corato/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-1278"></span>Milano, 26 febbraio 2010 </p>
	<p><em><br />
Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</em></p>
	<p>L’ultima trovata pubblicitaria del duo Moratti-De Corato, quella di trasformare in sceriffi gli amministratori di stabile mediante ordinanza comunale, non solo è repellente, ma è anche un imbroglio.</p>
	<p>È repellente imporre agli amministratori di stabili e ai portieri di fare la spia nel condominio, pena una multa da 500 euro da parte della polizia locale per “omessa vigilanza”.</p>
	<p>Ed è da bugiardi patentati propagandare l’imbroglio di ordinanze comunali che ricalcano, peraltro in modo poco legittimo, delle norme di legge già esistenti, come nel caso del registro dei contratti d’affitto.</p>
	<p>Infatti, la legge n. 191 del lontano 1978 prevede quanto segue: “Chiunque cede la proprietà o il godimento o a qualunque altro titolo consente, per un tempo superiore a un mese, l&#8217;uso esclusivo di un fabbricato o di parte di esso ha l&#8217;obbligo di comunicare all&#8217;autorità locale di pubblica sicurezza, entro quarantotto ore dalla consegna dell&#8217;immobile, la sua esatta ubicazione, nonché le generalità dell&#8217;acquirente, del conduttore o della persona che assume la disponibilità del bene e gli estremi del documento di identità o di riconoscimento, che deve essere richiesto all&#8217;interessato (…). Nel caso di violazione delle disposizioni indicate nei commi precedenti si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire 200 mila a lire tre milioni.”</p>
	<p>Moratti e De Corato, peraltro, sono pure recidivi da questo punto di vista. Vi ricordate l’ordinanza comunale del luglio scorso, che vietò la vendita di bevande alcoliche a minori di 16 anni? Ebbene, era un imbroglio anche quello. Tutto ciò era già scritto da tempo immemorabile nell’articolo 689 del codice penale.</p>
	<p>Ma cosa non si fa per farsi campagna elettorale e, soprattutto, per cercare di far parlare d’altro. Insomma, trattiamo via Padova come una zona di guerra e indichiamo nell’immigrato il pericolo pubblico numero uno, così magari nessuno si ricorda del menefreghismo dei governanti rispetto alla crisi o alla questione morale.</p>
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		<title>Scuole civiche milanesi: una sentenza che non chiude la questione.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 11:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficio stampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[	<p>
Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</p>
	<p>Milano, 26 gennaio 2010
La notte scorsa, poco dopo le 23, dopo un’intera settimana passata al freddo, i tre studenti lavoratori del liceo civico serale Gandhi di Milano sono scesi dal tetto dell’istituto, ponendo così fine all’eclatante protesta contro l’insana e stupida volontà del Sindaco Moratti e dell’Assessore Moioli di <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2010/01/26/scuole-civiche-milanesi-una-sentenza-che-non-chiude-la-questione/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span id="more-944"></span><br />
<em>Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc</em></p>
	<p>Milano, 26 gennaio 2010<br />
La notte scorsa, poco dopo le 23, dopo un’intera settimana passata al freddo, i tre studenti lavoratori del liceo civico serale Gandhi di Milano sono scesi dal tetto dell’istituto, ponendo così fine all’eclatante protesta contro l’insana e stupida volontà del Sindaco Moratti e dell’Assessore Moioli di sbarazzarsi delle scuole civiche comunali.<br />
La decisione degli studenti lavoratori del Gandhi è maturata alla luce della sentenza del Consiglio di Stato, che ha dato ragione al Comune di Milano. Oggi, alle ore 18.00, davanti alla sede del liceo civico in piazza XXV Aprile, si terrà una conferenza stampa, dove i ragazzi e le ragazze esporranno le loro decisioni e i loro intenti.<br />
Da parte nostra vogliamo anzitutto esprimere il nostro ringraziamento agli studenti lavoratori del “Gandhi”, perché la loro lunga mobilitazione, sostenuta anche da molti insegnati, non era e non è una battaglia che riguarda soltanto loro, bensì l’interesse generale.<br />
Erano stati loro, nel lontano mese di settembre, a iniziare le proteste, perché pensavano che anche le persone che di giorno lavorano avessero il diritto di studiare e che, pertanto, l’unica scuola civica serale non andasse chiusa. E non si sono fatti scoraggiare nemmeno dalla palese sproporzione di forze, visto che sono stati costretti a fronteggiare l’arroganza e la cieca determinazione del più ricco e potente Comune del nostro paese.<br />
Ora quella brutta sentenza del Consiglio di Stato, che i legali faranno bene a combattere nelle sedi opportune, dà ragione al Comune, con una formula ardita e pericolosa, poiché considera le scuole paritarie serali un semplice “servizio sociale”. Ma non risponde certo al quesito di fondo, che è di carattere politico e civile, cioè se il Comune di Milano faccia bene a disfarsi delle scuole civiche, oppure se esse vadano salvaguardate e sviluppate come una risorsa della città.<br />
Noi siamo d’accordo con i ragazzi del Gandhi e riteniamo che Moratti e Moioli abbiano fatto malissimo a chiudere le classi serali e a voler eliminare le civiche. E pensiamo che abbiano fatto ancora peggio a muovere guerra contro un gruppo di studenti lavoratori che chiedevano semplicemente di poter studiare. E sappiamo, come sanno tutti, che molti milanesi ritengono che i ragazzi hanno ragione.<br />
Ma allora è giunto il momento di battere un colpo, di far sentire la propria voce. Perché non si può continuare a delegare agli studenti lavoratori e ad alcuni insegnanti questa battaglia, sperando che loro risolvano un problema che è più generale.<br />
Qualcuno si è già schierato, ma è troppo poco. Chiediamo quindi che tutte le forze sociali e politiche cittadine, che pensano che i lavoratori debbano poter studiare come tutti e che le scuole civiche siano un valore, di manifestarsi, di prendere delle iniziative e di aprire una battaglia politica contro l’idiozia di Moratti e Moioli.</p>
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		<title>L&#8217;EXPO è nel pallone.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 19:17:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[	<p align="center">Di Luciano Muhlbauer (da Liberazione, 6 novembre 2009)</p>
	<p align="center"> </p>
	<p align="center"> </p>
	<p>Milano, 6 aprile 2008, la città è in festa per l’assegnazione dell’Expo 2015 e corso Buenos Aires sembra uno stradone di New York. Volano i coriandoli sulla Victory Parade organizzata dal Sindaco e dal pullman del city sightseeing tour che apre il corteo <p>Continua a leggere <a href="http://www.prclombardia.it/2009/11/09/lexpo-e-nel-pallone/"></a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p align="center"><strong><a href="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/tavola3area_expo500x350.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-402" title="Progetto EXPO 2015" src="http://www.prclombardia.it/wp-content/uploads/2009/11/tavola3area_expo500x350-150x150.jpg" alt="Progetto EXPO 2015" width="150" height="150" /></a>Di Luciano Muhlbauer (da Liberazione, 6 novembre 2009)</strong></p>
	<p align="center"><em> </em></p>
	<p align="center"><em> </em></p>
	<p>Milano, 6 aprile 2008, la città è in festa per l’assegnazione dell’Expo 2015 e corso Buenos Aires sembra uno stradone di New York. Volano i coriandoli sulla <em>Victory Parade</em> organizzata dal Sindaco e dal pullman del <em>city sightseeing tour</em> che apre il corteo Moratti, Formigoni e Penati distribuiscono sorrisi compiaciuti. Non c’è alcun dubbio, grazie a loro e all’Expo possiamo guardare al futuro con serenità e speranza.</p>
	<p><span id="more-113"></span></p>
	<p>Oggi, 6 novembre, tra Roma e Milano. Nella capitale si riunisce il Cipe che deve sbloccare parte dei fondi statali necessari per realizzare almeno una parte delle infrastrutture connesse all’Expo, mentre a nord Moratti, Formigoni e Podestà incontrano Stanca, l’amministratore delegato della società di gestione dell’Expo (Soge), per capire come reperire i soldi per le prime spese della società, arrivate già a oltre 11 milioni di euro anche se non ha ancora fatto nulla. Obiettivo della giornata: provare a rassicurare tutti che l’Expo si farà e che le mille promesse fatte non erano semplicemente una balla colossale.</p>
	<p>È passato soltanto un anno e mezzo, ma quanto il clima sia cambiato lo testimonia il siluro lanciato da una testata molto vicina ai poteri forti, cioè dal Corriere della Sera, proprio due giorni fa. Infatti, l’editoriale affidato a Schiavi non usa mezzi termini, a partire dal titolo “Expo, l’occasione (quasi) perduta”. L’attacco è frontale: “sinistro scricchiolio che arriva dal capoluogo del Nord”, “il risultato percepito è solo un balletto di potere”, “colpiscono l’inerzia, l’immobilismo, il gioco delle parti” eccetera.</p>
	<p>Certo, il Corriere partecipa pure lui al gioco delle parti. Uno degli obiettivi da colpire è proprio Letizia Moratti, il sindaco del centrodestra sempre più in difficoltà dopo tre anni di inconsistente governo della città, ma la medicina proposta è il solito soccorso dei “privati”. Beninteso, non i famosi “privati cittadini”, bensì quella ristretta cricca che a Milano occupa e determina il mercato immobiliare e che figura anche tra i principali beneficiari dell’evento Expo.</p>
	<p>Eppure, quell’editoriale sparato dalla prima pagina del Corriere, con termini impietosi che sembrano quasi presi a prestito da noi o da un volantino del Comitato No Expo, fa il paio con la lunga, e ultimamente anche molto imbarazzante, sequela di polemiche, annunci, smentite e contro-smentite sulle opere che verranno finanziate oppure no, sulle spese e la sede della Soge, per non parlare dello stipendio d’oro di Stanca, sulle nuove vie d’acqua che forse ci saranno o forse no e persino sulla localizzazione e sulle strutture dell’evento stesso. Insomma, di concreto non c’è ancora nulla, nemmeno i progetti definitivi, ma in cambio la confusione regna sovrana.</p>
	<p>Tutta colpa della crisi, come sostengono alcuni avvocati difensori del centrodestra (e non solo)? Oppure, la crisi ha semplicemente fatto venire a galla più velocemente quel castello di contraddizioni, promesse fasulle e intrecci di interessi particolari a suo tempo camuffati dietro la campagna pubblicitaria della candidatura milanese?</p>
	<p>Noi propendiamo per la seconda ipotesi, ovviamente, anche perché l’avevamo sostenuta già in tempi non sospetti, cioè quando il mito dell’Expo, “la grande occasione”, era ben radicato anche in molta parte della sinistra.</p>
	<p>Invece, non vi è mai stata certezza sull’esistenza reale dei molti miliardi annunciati e promessi. Le uniche cose certe erano che un po’ di importanti immobiliaristi avrebbero visto la trasformazione dei loro terreni da agricoli in edificabili, che una serie di grandi opere infrastrutturali, anzitutto autostrade e Tav, avrebbero goduto di corsie preferenziali, che in nome della <em>deadline</em> del 2015 ci sarebbe stata un’accelerazione –cioè, una riduzione delle regole e dei controlli- anche per una serie di operazioni che con l’Expo non c’entrano un fico secco. E, infine, che l’evento avrebbe spinto in alcune zone, <em>in primis</em> quelle limitrofe alla zona di Rho-Pero, a chiudere delle attività produttive, perché è più redditizio fare una speculazione immobiliare.</p>
	<p>Quello che sta accadendo, considerato anche il contesto segnato dalla gravità dell’impatto sociale della crisi, molto significativo anche in Lombardia (sono 520mila in un anno i lavoratori mandati in cassa o in disoccupazione), dovrebbe spingere a un radicale ripensamento dell’intera operazione Expo. Imponendo, cioè, sobrietà nelle spese di gestione e nella scelta del luogo (esiste già uno spazio “nuovo polo fieristico” a Rho), bloccando tutte le operazioni speculative che consumano ulteriore territorio o che distruggono attività produttive, ri-orientando gli investimenti verso l’edilizia sociale e verso il trasporto pubblico locale e avviando una lotta seria contro lo sfruttamento del lavoro nero.</p>
	<p>Tutto questo sarebbe semplicemente buon senso e non certo rivoluzionario. Eppure, temiamo che tutto andrà avanti come prima. Perché l’<em>affaire</em> Expo in fondo non è altro che uno specchio fedele della politica complessiva delle destre che, a Milano come a Roma, delega il governo del territorio agli interessi particolari, specie se amici, e spaccia per politica anticrisi un misto di deregulation, favori ad alcuni imprenditori e, soprattutto, tonnellate di inerte speranza che la crisi passi presto e tutto torni come prima.
</p>
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